oh grazie.
Per il dibattito, è una questione molto personale.
Sono dello stesso parere di Giuliano, è addirittura la base della mia attività e l’idea di partenza. Riciclare. che è diverso dalla parola rivendere. fa tutta la differenza.
Riciclare, ritoccare, pulire, sistemare, ridare una vita, una seconda nascita. (ne ho fatto il logo della mia azienda)
Ci sono diversi tipi di pubblico, diversi tipi di vestiti e diversi approcci commerciali.
Il mio è il poco costoso, l’economico, con piccoli difetti (non sempre), che non impediscono in alcun modo un utilizzo funzionale, che permette di accedere a vestiti e articoli a basso costo, e posso dire che più passa il tempo, più il pubblico si allarga. Fa parte del mio DNA, di quando non avevo un soldo per comprare un maglione o un paio di scarpe da ginnastica. Ero felice di trovare qualcosa a pochi euro con un piccolo difetto.
1: riciclo
- dà accesso ad articoli economici a persone con pochi mezzi o che semplicemente non vogliono pagare una fortuna per qualche centinaio di grammi di cotone o petrolio trasformato. e che inoltre evita il sovra-consumo.
Indico persino nei miei annunci l’impatto ecologico in CO2 e litri d’acqua risparmiati.
Allora ora è diventato di dominio pubblico ma 20 anni fa non era così. solo il 5% delle persone comprava usato, in linea di massima chi non aveva soldi o i puristi.
Bisogna smettere di buttare via tutto, le verdure brutte, le buttiamo, una piccola macchia, la buttiamo, la data di scadenza nemmeno superata, il colore non mi piace più, la buttiamo, sprechiamo.
Alla mia minuscola scala, faccio la mia parte, dà un senso, guadagnare soldi è secondario, è prima di tutto una filosofia.
Allora dove c’è un problema (il greenbashing) è quando queste grandi aziende promuovono questa filosofia per fare un sacco di soldi. economia verde, crescita verde, e chi più ne ha più ne metta.