Vinted negli Stati Uniti 😲

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già che non riescono a gestire la Germania per i professionisti (a causa delle normative sulle tasse ecologiche sugli imballaggi), credo che non si debba sognare per gli Stati Uniti (eBay lo gestisce ma è molto costoso in termini di spese doganali e di trasporto)

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Sono d’accordo con @Gametoysretro. Non ci si dovrebbe aspettare molto dagli Stati Uniti. Se almeno aprissero al più vicino: il Regno Unito. Avremmo già un’idea della buona o cattiva gestione di Vinted di fronte a nuove normative al di fuori dell’UE. Non avremmo molto da guadagnarci, penso, né professionisti né privati!

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La concorrenza, contrariamente a quanto si ripete tutto il giorno, non è tra Europa e Cina o USA, ma intra-europea.

Vinted, che ora pesa molto, può benissimo trovare accordi con gli USA. Basta che ci sia da guadagnare. E poi possono operare solo negli USA, senza legami con l’Europa tranne i Britannici (Inghilterra, Irlanda, Scozia?) - non il massimo per l’inquinamento questa faccenda.

Perché comprare il proprio top Shein a 3€ negli USA, per indossarlo una volta in Francia, poi restituirlo a Dublino, poi, poi, poi… non c’è morale quando ci sono soldi in gioco.

Vendo al 90% in Francia/Belgio, cioè « local ». E vorrei che rimanesse così. Se dipendesse solo da me, limiterei a questi 2 paesi, ma non si può scegliere; su eBay, ancora una volta, si faceva come si voleva.

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Chiaramente è il commercio intra-USA quello preso di mira.

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In assoluto, il semplice fatto di vendere su Internet non lo è. Quindi, il marketing di Vinted sulla questione mi fa comunque sorridere. Quando vedo che ci ritroviamo a fare etichette di reso per un filo che sporge, qualche millimetro di piega su un imballaggio di cartone o una pellicola di cellophane rovinata attorno a un videogioco…

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Per l’inquinamento…

Per quanto Vinted possa parlarne per darsi una buona immagine, sappiamo tutti che è solo una facciata, il profitto viene prima dell’ecologia e così è sempre stato e ovviamente più Vinted crescerà, meno sarà nel loro interesse…

In ogni caso, io da parte mia non mi sento responsabile, mi viene messo a disposizione uno strumento che mi permette di arrotondare le mie spese mensili, lo uso, poi per quanto riguarda l’ecologia, è il mio strumento che deve adattarsi, non io.

Anche nella realtà bisogna trasportare le materie, nuove o usate, non vedo troppe differenze.

Ciò che inquina molto è la produzione di materie prime nei vestiti, le quantità d’acqua per il cotone e tutto ciò che è plastica per il resto.

Rimane il consumo energetico dei server, il 2% del consumo mondiale. Ciò rimane marginale.

E come dici tu, non si concilia con la loro comunicazione. Amatoriale e mal pensato ancora una volta. Come se non fossero pronti a ciò che sta arrivando. Strano.

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Ognuno è responsabile. Se ti viene messa a disposizione una pistola, la usi?

Ti viene messa a disposizione un’auto, puoi riflettere sul suo utilizzo e moderarla.

Va oltre, è un’ideologia, una visione del mondo. Cosa vogliamo? Dove andiamo?

Bisogna credere che la priorità rimanga e rimarrà il profitto. Il denaro non si mangia. 3 giorni senza bere e chiunque darà la sua casa e i suoi milioni per qualche litro d’acqua. Fa riflettere su ciò che è prioritario.

I miei articoli sono tutti realizzati in Europa, e per la maggior parte, confinanti con la Francia. E se potessi limitare le mie vendite a questo, lo farei, anche a costo di vendere meno.

Per i siti di seconda mano, sarei persino a favore di siti nazionali.

O una via di mezzo è come gli USA: puoi spedire ma pagando dazi doganali elevati, il che riduce abbastanza fortemente gli acquisti ma favorisce chi può pagare, quindi non è un granché alla fine.

Insomma

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Nel complesso, è un bene che Vinted si lanci negli USA.
Comunque non saremo nemmeno collegati a loro come per l’Inghilterra.
Il loro sito è superato/rotto dalla loro crescita troppo rapida e tutti noi stiamo riscontrando problemi quest’anno che non avevamo negli anni precedenti (almeno per quanto mi riguarda).
Se Vinted offre la stessa struttura/funzionamento del sito del nostro oltre Atlantico, rischia di andare male per loro. Al contrario, se gli offriranno un sito a regola d’arte, potremmo forse approfittarne da noi.

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Pensavo soprattutto all’usato a corto raggio (non al nuovo) con mercatini delle pulci, riciclatori o negozi di seconda mano. Come spesso accade, ciò che viene presentato come virtuoso nella comunicazione si rivela spesso falso o quantomeno più complicato di quanto affermato. È un po’ come quelli che spiegano che salveremo il pianeta mangiando quinoa biologica… importata dal Cile (sto esagerando apposta, ma non così tanto). Insomma, diffido sempre delle grandi aziende che comunicano con la mano sul cuore.

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Vinted è già aperto nel Regno Unito.

Sì, lo so, stavo parlando del collegamento Francia-Regno Unito :wink:

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Ciao

È possibile accedere a Vinted Inghilterra, almeno per l’acquisto?

C’è un modo per la spedizione degli acquisti, perché a questo punto Vinted non deve proporre nulla verso la Francia?

Non, perché dopo la Brexit è più complicato per l’Inghilterra che quindi ricade sotto la regolamentazione degli acquisti al di fuori dell’Unione Europea (e quindi non beneficia più della libera circolazione delle merci). Ebay lo gestisce ma ciò comporta costi aggiuntivi.

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Sì, per un pacco, dichiarazione doganale, che miseria, soprattutto se si deve passare da un terminale.
In lettera tracciabile invece, nessuna dichiarazione ma funziona solo per i « piccoli » articoli.
E per la Germania… ancora nessun accesso.